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Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Marzo 2014

Cultura religiosa e tradizioni popolari

La storia di un popolo non sarà mai esaustiva se non si fa cenno sia pure succintamente, a quelle tradizioni sociali, familiari e religiose che sono, per così dire, l'anima della gente, alimentano la fiamma della solidarietà e costituiscono l'asse portante dei sentimenti e del patrimonio storico-religioso di quel popolo.
In questa prospettiva, il materiale è ricchissimo e il discorso si fa lungo.
Dirò solamente che Felline, come tanti altri popoli, si trova a suo agio in un contesto di vita che ha come sua massima espressione la civiltà del convicinato, dove funziona soprattutto la solidarietà e la comprensione reciproca.
Ci si aiuta l'un l'altro in tutte le manifestazioni della vita. I dolori, le sofferenze e le malattie di uno sono i dolori e le sofferenze dell'altro. E' un mondo nel quale le gioie e le tristezze, le speranze, le nascite, i matrimoni e le feste, in genere, diventano occasioni di gioia comune. E questo, è il risultato di quel profondo senso religioso che dimora, quasi inconsciamente nel profondo dell'animo della nostra gente e che, come un orologio scandisce e tinge di religioso ogni manifestazione della vita.
Ma dove il senso del sacro diventa quasi magico è nel momento in cui si celebrano le feste patronali.
La festa di S. Antonio di Padova, protettore di Felline, acquista una dimensione magico-lirica, in cui si stemperano tutti gli istinti dell'uomo, che, affrancato da qualsiasi remora e pregiudizio, dà libero sfogo alla sua nativa e in-tensa attività.
La festa del santo protettore è la festa in cui si esprime la vera storia dell'uomo, che, con l'occasione riscopre in sé i valori spirituali sui quali ha co-struito la sua originale cultura.
Protagonista principale della festa è la folla, quella folla anonima, ma incandescente di sentimenti e di sensazioni i più disparati; quella folla che, approfittando della festa religiosa, vuole vivere intensamente una giornata di spensieratezza e di gioia, quasi una rivincita su quelle catene che l'hanno tenuta schiava per secoli e che ora vuole esplodere con un canto corale alla libertà e alla giustizia.
Lunghe processioni, che una volta si facevano anche con torce e labari, rivelano la fede di un popolo che ha sempre chiesto alla divinità clemenza e protezione.
Elemento mitico della festa, poi, è la luce che traspare nelle case, nella chiesa, ma soprattutto nelle strade principali del paese. E' un chiaro riferimento al divino: "Io sono la luce del mondo" e vuole essere anche una esaltazione della vita sulle tenebre della morte.
Scampanio di campane, scintillio di luci policrome, strade sfarzosamente addobbate con archi, gallerie e giardinetti; lampade multicolori, fragore di batterie, mortaretti e fuochi pirotecnici, sono un insieme di misticismo, religiosità e folklore che fanno vivere alla gente giornate di sogno nel mondo delle favole e dell’irreale.
Un capitolo a parte merita la festa della Madonna dell'Alto.
In quel giorno, il cuore dei fellinesi sussulta di una gioia insolita perché la sentono particolarmente come una festa tutta loro. Già dalla sera della vigilia molta gente sale sul colle e prende posto nella cappella perché è tradizione passare la notte in veglia davanti all'immagine della Madonna.
All'alba della domenica è tutto un via vai di gente, che un tempo solo a piedi, ma oggi anche con macchine e motori, sale e scende dalla collina. Alle ore 10.00, quando arriva dalla parrocchia, il pellegrinaggio con la statua della Madonna, portata a spalla per i sentieri di campagna, ci si riversa tutti in chiesa per la celebrazione della S. Messa
Mai come in quella circostanza si mette tutto da parte: odi, rancori, colori politici, ecc. Ciò che conta in quel giorno è sentirsi tutti fratelli, figli spirituali della Madre celeste.
Segno di questa fratellanza è lo stato di intima serenità che si manifesta con vivacità e allegrezza, sul piazzale antistante la chiesa fino alla sera, quando sull'imbrunire si scende dalla collina riportando in parrocchia l'immagine della Madonna e salutandola ufficialmente con un ultimo discorso in piazza.

Nota – Si possono usare tutte o in parte le notizie su Felline, qui riportate, ma mai perdonerò colui o coloro che useranno queste notizie senza avere l’onestà morale di citare la fonte da cui sono state attinte. A tutti cordiali saluti Sac. Giovanni Cartanì

Pagina creata ( Mercoledì 12 Marzo 2014 )
 
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